Le famiglie spesso sono associazioni a delinquere.
Una definizione, brutale, disincantata ma in molti casi, molto vicina alla realtà. Se pensiamo alle reclami tipo basta Barilla, o sughi pronti, dove si vedono sempre tavolate imbandite piene di persone felici di stare insieme, questa definizione acquista un sapore ancora più amaro, perché spesso questo è ritratto che vogliono farci passare quando si parla di famiglia. Le famiglie spesso sono attraversate da rancori, da faide interne che vengono messe a tacere magari a Natale per tornare più forti di prima, il 27 Dicembre.
Il problema, secondo me, è il legame di sangue che intercorre tra i componenti di alcune famiglie.
È come uno specchietto per le allodole. È dar per scontato che l’essenza di quel legame riesca a tener uniti i membri senza che questi facciano minimamente qualche sforzo al riguardo. Non bisogna meritare l’affetto dei propri cari, loro sono “nati” per questo, è naturale. Occhi ingenui potrebbero pensare che è “QUESTA” la verità, che la nostra famiglia è l’eredità che portiamo con noi, quando ne formiamo una, per conto nostro. Spesso, cosa succede quando ne formiamo una propria? Che non ci sta bene, la suocera, la cognata, il genero, la nuora, la sorella della zia della madre e così via.
Perché, non c’è una famiglia che non abbia attraversato qualche problema di questo genere? Perché alcuni superano mentre altri rimangono incastrati e sospesi in queste faide sanguinose quante una guerra di mafia.
Personalmente ritengo che più si è legati da vincoli di parentela e più è difficile superare le crisi, mantenere rapporti.
Conosco moltissime persone le cui famiglie si sono disintegrate per vari motivi, spesso economici, conosco moltissime persone che provano un rancore profondo nei confronti dei genitori, fratelli, zii, cugini perché non sono stati capiti, perché si sentono dati per scontati e molte volte, anche raggirati.
Conosco l’atto di lasciare il proprio genitore in una casa di riposo, perché è d’intralcio alla propria vita. Succede, e spesso si scopre che dietro quell’abbandono c’è il rancore che ha attraversato il figlio. Conosco il rancore che si prova, la voglia di farla pagare, la stupidità di chi è accanto e anziché tirarsi fuori si butta dentro, senza conoscere, ma semplicemente abbracciando acriticamente l’idea dell’amato/a.
Lui, o lei pensa che qualcuno della sua famiglia abbia fatto un torto? Il compagno, o compagna anziché aiutarlo a riflettere, aiutarlo a metabolizzare il rancore, spesso lo appoggia, lo carica, ascolta il suo sfogo e annuisce, favorendo il rancore.
Non penso che un compagno dovrebbe fingere nel caso in cui si accorge che l’altro ha subito un torto, penso però che si dovrebbe valutare, chi ha la freddezza per farlo, tutti gli aspetti che hanno generato quel torto. Soprattutto, capire che se noi lo interpretiamo come un grande affronto, i nostri familiari potrebbero non fare altrettanto, oppure potrebbero avergli dato molto meno peso di quello che è stato per noi in realtà.
Cosa farei? Far fluire la rabbia, discutere, spiegare, e ricordare. Ricordare che i torti possono esser fatti, ma possono anche essere metabolizzati.
Mettersi il prosciutto davanti agli occhi non serve, ma nemmeno stare a recriminare una vita, su un fatto mai discusso, si discute il fatto, lo si elabora e poi con la promessa di fare più attenzione si abbandona il danno.
I legami delle famiglie, purtroppo, generano la malsana idea che qualsiasi cosa accada si resta legati.
Purtroppo non c’è nessun filo invisibile a legare le persone, anzi. Chi è legato da legami parentali deve lottare per mantenerli saldi, perché questi legami non sono stati scelti.
Io posso scegliere un’amica, non una madre o un padre. Con tutta probabilità, la mia amica cercherà nel corso della nostra esistenza di dimostrarmi il suo affetto, più di un padre, una madre o un fratello. Non dico che mi amerà di più, dico che TENTERA’ con ogni mezzo di mostrarmelo quell’amore. Perché, non lo dà per scontato, non sempre. A volte, succede che persino gli amici diano per scontato il legame, forte del tempo che passa, risultato? Il legame si assottiglia sempre più fino a scomparire e a lasciarti solo con ricordi, che spesso non somigliano nemmeno alle persone che hai davanti. C’è chi sostiene di vivere rapporti molto più “liberi” e sereni, senza starsi a preoccupare di dimostrare, e in qualche modo forse ha anche ragione. Io personalmente ho bisogno di sentire vicino le persone che amo, ho bisogno di sapere che possono contare su di me, esattamente come io posso contare su di loro. Ho bisogno di non darli per scontati e non essere data per scontata. Nemmeno da chi mi ha generato e dà per scontato che io sia lì sempre e comunque, contro ogni problema ed evenienza. Non è un voler evitare compiti o impegni, è non sentirli come un obbligo di nascita.
È non pensare che in quanto figlio o fratello io debba amare incondizionatamente. L’amore, purtroppo non segue il sangue benché si pensi il contrario. L’amore va coltivato, curato, fertilizzato. Almeno per me.