Credo che il mio tratto più caratteristico, più intimo, totalmente e inguaribilmente mio sia la curiosità. Una curiosità tale che mi domina senza scampo, e mi costringe a ricercare, a trovare e a scoprire. Di tutto, sopra ogni cosa. Questo mi porta quindi a ricercare senza sosta, le motivazioni degli altri, le bugie, le verità, mi porta a ricercare cose che non so e che non mi riguardano da vicino. Essere all’oscuro di qualcosa, di qualsiasi cosa entri nel mio “radar”, mi fa sentire a disagio, mi fa sentire debole, fragile. Il punto sta proprio nello scoprire, una volta “conosciuto”, fa parte del mio bagaglio e rimane lì silente, non senza conseguenze per me, ovviamente.
L’altro giorno parlando di una questione medica, una persona mi ha detto sorridendo, in risposta al mio non conoscere quella particolare condizione, “non mi avrebbe stupito sapere che la conoscessi”.
Io ho sorriso, risposto che non potevo conoscere tutto, e non appena sola, ho cominciato a ricercare tutto ciò che riguardasse quella condizione medica, cure, fattori di rischio, testimonianze.
Ero presa da una frenesia, e più sapevo, più desideravo sapere. Come l’altro giorno parlando con una ragazza in dolce attesa del sesso, ancora sconosciuto, del suo bambino, mi sono ricordata che tutti gli embrioni di base sono femmine, ma non capendo come potesse essere così, dato che gli ovuli vengono precedentemente fecondati da spermatozoi Y o X, determinandone il sesso, ho cominciato a ricercare la risposta alla mia domanda. O ancora, parlando con un’amica cara, anche lei in dolce attesa, di analisi particolari, ho cominciato a cercare, a guardare, a capire. Non per lei, ma per me. Perché detesto essere all’oscuro delle cose che mi circondano, non ho bisogno di dire la mia, ma ho necessità di conoscere tutto quanto necessario per averla una MIA opinione al riguardo.
Ovviamente questa grande curiosità ha molti vantaggi, per merito suo, vengo a conoscenza di molte cose, per piacere personale e questa conoscenza ha un duplice vantaggio, poter essere riutilizzata per cose personali, qualora si presentasse la stessa condizione, rendermi “forte”, di fronte ad altre persone che altrimenti potrebbero giocare con la mia “ignoranza”.
Bisogna però ammettere che non è sempre un bene scoprire fatti che altri vorrebbero celarci, ( altrimenti non avrebbero bisogno di mentire, o di omettere), e scoprirla è un dolore che non sempre si è obbligati a provare. La curiosità, il bisogno smodato di sapere porta a provarlo quel dolore, inesorabilmente e molte volte inutilmente.
Mi dico sempre, di accontentarmi della spiegazione che mi viene data, mi dico sempre di concedermi la possibilità di non farmi male, ma poi dopo qualche tempo, ecco che il bisogno esplode e mi ritrovo a cercare quella verità dietro la bugia. Così nella vita, mi sono ritrovata a scoprire tradimenti, mi sono ritrovata a scoprire investimenti sentimental/amicali con le persone sbagliate, che gridavano ai quattro venti quanto fossero dispiaciuti per il mio allontanamento (inspiegabile secondo loro), accontentandosi della mia piccola spiegazione e relegandomi in un posticino buio. Fino alla mia piccola spiegazione, sembrava facessero fiamme per parlarmi, per riavermi, e quella spiegazione non avrebbe mai potuto soddisfare un bisogno così forte, a meno che quel bisogno non fosse tale. Io sapevo bene tutto questo, sapevo che quel parlare, quel lamentarsi non era figlio del bisogno ma figlio della curiosità che il mio comportamento aveva scatenato (anche gli altri sono curiosi, ma spesso non patologici come me), ma la mia curiosità mi ha portata a cercarne le prove. Ho cercato freneticamente, prove dei tradimenti amicali, parentali, sentimentali subiti nella vita e non mi sono accontentata della spiegazione superficiale, ho cercato negli occhi, nelle parole, negli umori. Ho cercato le prove dei tradimenti più difficili da gestire, non quelli fisici, ma quelli emozionali. Ho fatto ipotesi e cercato prove della presenza di un’incapacità generalizzata a provare emozioni, a rischiare per quelle emozioni e l’ho trovata. Incapacità scambiata per maturità, e per adattamento alla vita, ma pur sempre incapacità. Io ho capito, più di quanto avrei voluto, più di quanto avrei dovuto. Per colpa della curiosità.